PERCHÈ ORIENTARSI

Orientarsi è all’origine di ogni viaggio, di ogni avventura. Etimologicamente vuol dire trovare la propria strada in rapporto ad un punto dell’orizzonte dove si leva il sole. Un tempo l’immagine evocava la partenza dei navigatori alla scoperta del mondo o di esploratori temerari che s’incamminavano lungo strade sconosciute consultando una stella.
Oggi, la parola orientamento indica l’attività progettuale della persona che, lungo tutto l’arco della vita, si deve confrontare con i cambiamenti sociali ed economici; l’aumento delle complessità; l’evolversi continuo delle tecnologie, il diverso modo di concepire le distanze spaziali e temporali.
Imparare ad orientarsi vuol dire imparare a rispondere alla sfida dei grandi numeri, dei cambiamenti ultra rapidi, delle incertezze, della crisi economica.
La sfida dei grandi numeri è sotto gli occhi di tutti, basta guardare a quanti concorrenti si presentano per un posto di lavoro ad ogni concorso.
Anche la sfida che ci viene posta dai cambiamenti tecnologici, economici e politici è nota. Questi implicano notevoli capovolgimenti per la popolazione attiva modificando continuamente i dati necessari all’individuo per orientarsi.
Le evoluzioni del mercato del lavoro si accompagnano alle trasformazioni interne alle categorie professionali, e l’innalzamento del livello culturale medio con l’entrata in massa delle donne nel lavoro retribuito, soprattutto a livelli di attività amministrative, d’insegnamento o di assistenza, hanno trasformato notevolmente i connotati del mondo del lavoro.